Unsere Geschichte
Die Geschichte könnte wie immer beginnen. Ein Junge vom Land zieht los, reist, sammelt Wissen. London, Barcelona, Ibiza. Frankreich, die Niederlande, Belgien jahrelang. Sogar Venetien. Dann kommt die Rückkehr: die geplante, wohlüberlegte Art, mit Businessplan, Vision und Mission. Die Art, die, wenn man sie gut erzählt, zu einer "inspirational story" wird, mit schwarz-weißen Slideshow-Fotos, die so schön kosmopolitisch wirken. Aber so ist es nicht gelaufen. Ennio ist eher durch Zufall zurückgekehrt, wie das bei Geschichten, die es wert sind, erzählt zu werden, eben so ist. Es gab kein „Hier muss ich es machen!“-Erweckungserlebnis. Es gab, ehrlicher gesagt, ein „Moment mal, warum eigentlich nicht hier?“. Und so wurde Calascibetta (691 Meter hoch, etwa viertausend Seelen, eines der schönsten Dörfer Italiens für alle, die es noch nicht wussten) zu einer Entscheidung.
Keine Notlösung. Eine bewusste Entscheidung.
Ochianu eröffnete am 17. April 2022. Es war Ostersonntag, aber nur durch Zufall: kein kosmischer Plan, keine Symbolik. Es war einfach der gewählte Tag, und so war es.
(Aber, seien wir ehrlich, das klingt in der Geschichte doch sehr gut...)
Ochianu ist eine Verschmelzung aus dem Sizilianischen "o chianu". Es bedeutet "auf dem Platz". Weil wir buchstäblich auf dem Platz sind. Auf einem der größten Plätze Siziliens, mit Brunnen, Panoramablick und Menschen, die vorbeigehen oder innehalten. Der Platz war schon immer ein Gleichmacher: Alle gehen hier durch, jeder kann hier sein, niemand fragt um Erlaubnis. Historisch gesehen war es der Ort, an dem Revolutionen begannen und wo man sich über die Leute das Maul zerriss. Keine so verschiedenen Funktionen, eigentlich. Manche sagen, um Großes zu leisten, müsse man sich mit dem Verkehr der Metropolen und dem Nebel des Nordens arrangieren. Uns reicht es anscheinend, uns mit dem Nebel abzufinden. Und in dieser Höhe kommt der Nebel oft und gerne; also ist auch das am Ende des Tages gelöst.
Calascibetta war unsere Wahl, aber es ist kein Ort, an dem man nur vorbeifährt.
Zumindest normalerweise nicht.
Manchmal passiert es: ein spontaner Umweg zwischen Catania und Palermo, ein mittelalterliches Dorf, das man von der Autobahn aus sieht und das den Abstecher wert zu sein scheint.
Ochianu hingegen ist keineswegs ein Ort zum Vorbeifahren.
Zumindest normalerweise nicht.
Man entscheidet sich für Ochianu. Man sucht danach oder landet hier, weil man ohnehin schon in Calascibetta ist. Aber in jedem Fall gibt es einen spezifischen Grund. Oder eine glückliche Google-Suche.
(Aber wenn Sie diese Worte lesen, dann deshalb, weil Sie diese Wahl bereits getroffen haben oder gerade darüber nachdenken.)
Wir bleiben hier: chianu chianu. Wir machen Cocktails, Essen und manchmal ein bisschen Lärm.
Das Dorf
Quasi equidistante dai tre mari che circondano la Sicilia, a pochissimi chilometri da Enna, al centro esatto di un'isola che la maggior parte delle persone attraversa in orizzontale, verso le coste.
Il nome viene dall'arabo qalʿat xibet: castello sulla vetta.
Il borgo sorge sul Monte Xibet, nei Monti Erei, ed è uno dei Borghi più belli d'Italia — cosa che, tra le persone che ci vivono, provoca reazioni variabili.
Ci abitavano già nell'età del bronzo, come testimoniano le necropoli della Calcarella e di Realmese. Poi arrivano gli arabi, i normanni, i cappuccini, i carmelitani, una comunità ebraica. Persino Goethe, che si ferma a guardare le rocce piene di grotte e lo scrive nei Viaggi in Italia.
Questo posto è abituato a ricevere gente da fuori, da sempre.
Sa come accoglierle, da sempre.
E noi stiamo in piazza, che è una delle più grandi della Sicilia.
Da qui partono tutte le storie di questo paese, da sempre.
Compresa quella di Ochianu.
Philosophie
Apriamo con il motto perché è, letteralmente, il primo principio.
Non l'abbiamo neanche scelto con la maniacale attenzione di un’agenzia di comunicazione. L’abbiamo scelto perché è un modo di viversi la vita che ogni siciliano conosce, in un modo o nell’altro, da tutta una vita.
In siciliano "vivi" vuol dire "bevi".
Quindi la prima lettura (quella immediata, quella di chi il dialetto lo respira) è semplice: bevi, mangia, e non pensarci.
"Futtitinni" è proprio questo: un modo diretto, colorito, veracemente siciliano per dire lascia stare, non te ne preoccupare e rilassati. È un atteggiamento naturale: prendere le cose (quelle che non si possono cambiare, soprattutto) con il giusto peso. Che di solito è quasi zero.
C'è anche una seconda lettura, però.
Chi il siciliano non lo parla di solito legge "Vivi" come vivere. E va bene comunque: anzi, va benissimo.
Il punto, in entrambe le letture, è lo stesso: per potersi davvero godere il momento e futtirisinni, si deve stare in un posto dove le preoccupazioni possono essere lasciate alle spalle.
Infatti per molti Ochianu è:
È una parola che torna spesso, nelle chiacchiere al bancone, nelle conversazioni a tarda notte, e non l'abbiamo scritta noi da nessuna parte: casa.
Non è un caso. Quando torni (e qui tornano, spesso) qualcuno si ricorda sempre cosa bevi, ti chiede com’è andata qualcosa che avevi raccontato loro giorni prima, trova sempre qualche minuto per poter conversare.
E funziona anche al contrario: a furia di passare di qua, anche le facce dietro al bancone diventano facce conosciute. Non più "quelli del bar", ma persone con cui scambiare due parole vere, ogni volta.
La piazza fuori è sempre la stessa. I volti, più o meno, anche.
Ma c'è una cosa che, pur restando fisicamente al suo posto, non sta mai davvero ferma:
Non vi raccontiamo il rito del drink, perché qui non c'è nessun rito.
C'è qualcuno che ha imparato il mestiere girando banconi per anni, in posti dove le cose si fanno bene veramente. Quella roba, una volta imparata, non te la togli più: stesse dosi, stessa manualità, stessa attenzione; che siate l'unico tavolo del martedì o che il locale sia pieno e la musica più alta.
Die Menschen
Claudio Longhitano si occupa di comunicazione. Non è una risposta particolarmente precisa, ma è quella che tiene più cose insieme senza mentire troppo.
Nato a Leonforte — che è a venti minuti da Calascibetta, per cui tecnicamente conta come locale — laureato in Scienze Internazionali a Torino e drop-out di un corso magistrale in comunicazione pubblica e politica con la quantità giusta di rimpianto e sollievo. Prima di Ochianu scriveva discorsi per altri e si occupava di cose noiose per conto altrui. Adesso le cose noiose le fa ancora, ma almeno sono cose sue.
Nel mezzo, scrive. Articoli come questo, copy, analisi di operazioni di comunicazione che nessuno gli ha formalmente chiesto di fare, e qualcosa di più lungo che non termina quasi mai del tutto. Un romanzo cominciato nel 2015 lo testimonia — che è una durata piuttosto glaciale anche per chi non finisce le cose per abitudine.
Gestisce la comunicazione di Ochianu dall'aprile 2022. Ha sviluppato nel tempo la ferma convinzione (verificata nel tempo, almeno in parte) che i posti piccoli contengano storie grandi, e che raccontarle bene sia già di per sé un atto politico.
Ha sviluppato anche una familiarità imbarazzante con semiotica, economia comportamentale e teoria dei rituali di consumo: tutte cose che suonano meno utili di quanto non siano quando si gestisce la comunicazione di un aperitivo o un concertino in provincia di Enna.
Ha costruito questo sito senza saper programmare, che è una di quelle frasi che suonano più impressionanti di quanto non siano. Aveva buoni strumenti dalla sua e ha posto le domande giuste. Come quasi sempre, è quello che conta.
Scrive di comunicazione, linguaggio e marketing su The Ochianu Files, la sua newsletter su Substack. Ogni tanto. Quando non se lo scorda.
RedaktionsprofilIn cucina vale la stessa regola. Materia prima del territorio, tecniche semplici ma mai banali, piatti che non sono gourmet ma finisce sempre che sono meglio.
Non è magia. È solo lavoro fatto come si deve, abbastanza spesso da sembrare facile.
Tutto lo sforzo resta da questa parte del bancone.
Dall'altra parte, a voi, non resta che viverlo:
Vivi, Mangia & Futtitinni.